Proposta #1

Pascoli, Il bove

Il modello del sonetto pascoliano è una famosa poesia di Carducci:

Il bove (Rime nuove, 1872)

T’amo, o pio bove; e mite un sentimento
Di vigore e di pace al cor m’infondi,
O che solenne come un monumento
Tu guardi i campi liberi e fecondi,

0 che al giogo inchinandoti contento
L’agil opra de l’uom grave secondi:
Ei t’esorta e ti punge, e tu co ’l lento
Giro de’ pazienti occhi rispondi.

Da la larga narice umida e nera
Fuma il tuo spirto, e come un inno lieto
Il mugghio nel sereno aer si perde;

E del grave occhio glauco entro l’austera
Dolcezza si rispecchia ampio e quieto
Il divino del pian silenzio verde.

Utilizzando lo Zingarelli, e in qualche caso, dove opportuno (e cioè per parole di più ardua comprensione) anche il Tommaseo Bellini, individua le parole di uso letterario (facendo attenzione alla presenza, nello Zingarelli, della marca d’uso «lett.»), o di spessore semantico non comune, o di adibizione notevole (cioè riferite a un individuo speciale, come nel caso di pio detto del bove, che è un animale, non una persona).
Sfrutta i dati linguistici per evidenziare la netta opposizione di contenuti del sonetto omonimo di Pascoli contenuto nella raccolta Myricae (qui di seguito riportato) rispetto a quello di Carducci, e la diversa visione della condizione umana cui l’uno e l’altro testo, in modo antitetico, danno voce.

Al rio sottile, di tra vaghe brume,
guarda il bove, coi grandi occhi: nel piano
che fugge, a un mare sempre più lontano
migrano l’acque d’un ceruleo fiume;

ingigantisce agli occhi suoi, nel lume
pulverulento, il salice e l’ontano;
svaria su l’erbe un gregge a mano a mano,
e par la mandra dell’antico nume.

ampie ali aprono imagini grifagne
nell’aria; vanno tacite chimere,
simili a nubi, per il ciel profondo;

Il sole immenso, dietro le montagne
cala, altissime: crescono già, nere,
l’ombre più grandi d’un più grande mondo.

A cura di Donatella Martinelli

Proposta #2

Montale, A Liuba che parte

La lirica fa parte delle Occasioni (1939), la raccolta di uno dei più grandi poeti del Novecento, Eugenio Montale. Le scelte lessicali sono apparentemente semplici; solo la sintassi presenta qualche difficoltà nella seconda strofa. Ma in realtà lo spessore tanto linguistico che concettuale è notevole, e il ricorso ai dizionari ci aiuta a comprendere la complessa semantica delle parole, aiutandoci a decifrare il messaggio profondo che il testo vuole trasmetterci.

La presente proposta didattica è pensata per una esercitazione di scuola secondaria di II grado o anche di livello universitario.


Non il grillo ma il gatto
del focolare
or ti consiglia, splendido
lare della dispersa tua famiglia.

La casa che tu rechi
con te ravvolta, gabbia o cappelliera?
sovrasta i ciechi tempi come il flutto
arca leggera – e basta al tuo riscatto.

Prima di intraprendere i nostri accertamenti sulla lingua sarà opportuno fornire qualche indicazione essenziale di lettura.

Il titolo fa parte del testo, ne costituisce una parte essenziale: se non ci fosse, mancherebbero alcuni elementi essenziali di lettura. Molto importante il relativo («che parte»), che fissa un momento, quello della partenza: anzi un atto, quello del saluto (un saluto, rivolto dunque «a Liuba che parte»), ma più ancora un augurio, anzi un voto augurale. Liuba è costretta fuggire per sottrarsi alle persecuzioni razziali (la data della raccolta lo suggerisce, non meno che il nome, diffuso nelle nazioni slave).
    La prima strofa è dedicata alla donna che parte, la seconda all’oggetto che porta con sé, la gabbia-cappelliera. Il legame resta implicito: il gatto è nella gabbia. Protagonista della poesia non tanto e solo la donna, ma il lare domestico che l’accompagna: e la poesia stessa è una sorta di ex-voto offerto per propiziare la salvezza della giovane donna.

Le rime (che abbiamo evidenziato con colori diversi) presentano tutte forte coerenza e rivelano l’intento quasi profetico del testo:

gatto – riscatto: il rapporto è molto stretto: al lare è affidata la salvezza.

lare-focolare: la rima inclusiva (una parola rientra perfettamente nell’altra) sottolinea il rapporto di dipendenza. In realtà non c’è rapporto etimologico: focolare (XIII sec.) deriva da foculus.

consiglia-famiglia: al posto della famiglia dispersa c’è il lare che vigila e protegge.

rechi-ciechi: la casa vince i tempi ciechi. La luce del lare-focolare vince le tenebre; bene e male si fronteggiano in un confronto cruciale.

sovrasta-basta: la rima contrassegna la vittoria e ci assicura che Liuba sfuggirà al destino di morte.

E ora i primi accertamenti condotti con l’aiuto dei dizionari.

  • or (troncamento di ora) è avverbio estremamente allusivo. Si comprende che il momento della partenza è cruciale, decisivo. In questo frangente serve che qualcuno guidi e indirizzi (consigli). Or allude a un frangente, un tempo circostanziato, individuale, ma anche, come vedremo, collettivo, storico (i ciechi tempi del v. 7). Il riferimento è al futuro oscuro e minaccioso che attende Liuba, e che la spinge alla fuga. Leggiamo in TB, § 3: «Ora, è anche avv. di tempo futuro, e vale Fra poco, A momenti. Gell. Err2. 4. (M.) Va’ su, e ordina da desinare, che vo sino in mercato per esse, e sarò qui ora». Non c’è tempo da perdere insomma: è il momento di scappare per mettersi in salvo.
  • consiglia: sorprende l’uso assoluto, non certo comune: solitamente si consiglia qualcosa. Qui il consigliare è assoluto: è consiglio costante, perpetuo, necessario. Qualcosa che può competere a una divinità: «termine fisso d’eterno consiglio», dice Dante nell’invocazione alla Vergine (Par. XXXIII 3); anche il TB segnala l’impiego del verbo «nel senso di Provvedere». Ma il gatto è, per l’appunto, un piccolo lare domestico, cui tocca il compito di portare in salvo quello che resta della famiglia.
  • splendido: in contrasto con i ciechi tempi. Splendido, in VZ, è ciò «che manda vivo splendore», come il sole e gli astri. Il lare emana la luce degli affetti, il calore del focolare domestico, e con la sua luce sa vincere il buio (i ciechi tempi).
  • lare: i dizionari ci aiutano a richiamare alla memoria nozioni di storia romana. Il lare era «presso gli antichi romani, l’anima di un antenato che, divinizzata, proteggeva la casa, e il focolare domestico» (VZ) insieme a Vesta e ai Penati (gli ‘dèi dei padri’, il cui culto è trasmesso da padre in figlio). Il gatto dunque incarna, agli occhi di Liuba, gli spiriti degli avi: portandolo con sé è come si assicurasse la loro protezione.
  • dispersa: voce che evoca le persecuzioni degli ebrei. Il dizionario dell’uso (il VZ ad esempio) ci avvisa che nella voce è il senso di un’azione forzata, in qualche misura violenta: «allontanare da una sede fissa, mandandolo in luoghi diversi». Del resto, il prefisso dis– implica di norma proprio l’idea di smembramento, frantumazione, annientamento.
  • rechi: il TB offre una preziosa indicazione di lettura: «Condurre da luogo a luogo; ma si dice di quelle cose che si avvicinano dove noi siamo, o dove d’essere facciamo ragione». Viene in mente Leopardi, Il sabato del villeggio, vv. 1-3: «La donzelletta vien dalla campagna | in sul calar del sole, col suo fascio dell’erba; | e reca in mano | un mazzolin di rose e di viole»: il fascio dell’erba è solo il fardello quotidiano; il mazzolino di fiori, che preannuncia la festa, è portato invece con cura speciale.
  • la casa: si osservi qui c’è un ribaltamento molto singolare. Ci aspetteremmo: ‘porti con te una gabbia, che rappresenta un po’ la tua casa (dentro c’è il gatto-lare)’. Questa inversione produce un effetto di sorpresa e di meraviglia.
  • ravvolta: il dizionario dell’uso (il VZ ad esempio), ci avvisa del senso particolare della voce, che non equivale al semplice avvolta: vale «avvolgere più volte», ma anche «avvolgere coprendo completamente» o anche «strettamente». Ci dice insomma la particolare cura con cui Liuba ha preparato la gabbia per il viaggio periglioso, fasciandola con un panno, o con fogli di carta, così da proteggere quanto possibile il suo piccolo ‘tesoro’.
  • cappelliera: è voce che ha ‘mutato pelle’: un tempo designava la «custodia di cartone, cuoio, tela e sim., per riporre e trasportare cappelli»; ora «negli aerei, piccolo vano sopra i sedili usato per riporre indumenti e il bagaglio a mano» (VZ).

      Da notare il punto di domanda: Liuba custodisce gelosamente il suo segreto. Sembra sapere che la sua salvezza dipende da ciò che sta dentro, nascosto allo sguardo degli altri. Per questo la gabbia è ravvolta.

ciechi tempi: in cieco c’è tutta l’oscurità del male che toglie all’uomo la capacità di vedere e quindi di intendere e giudicare: «che è privo di chiara consapevolezza, del lume della ragione», leggiamo in VZ, § 2, che reca l’abbreviazione: est. = estensivamente. Non è un uso metaforico, ma di estensione semantica (non si vede perché manca la luce della ragione). Importante sciogliere le sigle ricorrendo alla Tavola posta a inizio del Dizionario, così da poter sfruttare tutte le indicazioni utili offerte al lettore.

basta: non vuol dire tanto: ‘è sufficiente’, ma: ‘ha la capacità di salvarti’. In TB si legge infatti, al § 12: «Per Potere, Aver forza, Valere. Petr. cap. 9. (C) Poi stendendo la vista quanto io basto, …, Vidi ’l giusto Ezechia. Fior. S. Franc. (M.) E tanto bastò quella tempesta contro all’albore, ch’egli cadde, e il vento ne lo portò. [T.] Ar. Lod. Cap. 5. Ho fatto oltre il poter, e a più non basto».

sovrasta: TB avverte che vuol dire «Star sopra», ma anche «Essere superiore, Soprastare», essere più forte. La lieve arca che galleggia sul mare in tempesta ‘sta sopra’, ma insieme ‘è più forte’ (a livello morale) della furia che la minaccia: la vince, portando in salvo il suo carico prezioso.

flutto: TB: «Moto e Agitazione dell’acqua, Maroso, Cavallone, Fiotto di mare. (Fanf.) È più che Onda». Nella voce c’è dunque la minaccia di un naufragio. In VZ troviamo in aggiunta un dato interessante: «movimento ondoso del mare e rumore che ne deriva»: è meno sottolineato il senso della forza impetuosa, e dunque della minaccia, mentre è presente la sensazione uditiva (che però nel testo di Montale, che è tutto ‘visivo’, resta irrelata). Notevole anche l’aggiunta della ‘marca d’uso’: «lett.»: dunque è voce che non troviamo nella lingua dell’uso quotidiano, ma è del tutto plausibile nella produzione scritta, sia di prosa sia di poesia. Da notare come la posizione stessa della parola, in punta di verso, accentui il senso della minaccia: l’arca leggera, che ‘sta sotto’, anche visivamente, a inizio del verso successivo, sembra davvero prossima a soccombere.

arca leggera: l’arca, che rinvia al racconto biblico del diluvio universale, è emblema della tragedia e insieme della salvezza: allude al disastro della guerra, e insieme al possibile scampo riposto nella forza nei legami affettivi più profondi.

riscatto: qui non varrà tanto come «liberazione, mediante pagamento di un prezzo, di chi è tenuto prigioniero, sequestrato e sim.» (VZ, § 1), ma come «l’affrancamento, emancipazione da uno stato di sottomissione, disonore e sim.»: il riscatto di Liuba, dunque, sarà da intendere come liberazione da una persecuzione non tanto e solo personale, ma collettiva.

Se è vero che Noè salva se stesso, e insieme salva il mondo, anche Liuba in qualche misura non difende solo sé stessa e il suo nume protettore: Montale affida al suo testo un messaggio di speranza che ha valore più grande. L’umanità può vincere l’orrore della guerra; gli affetti più profondi possono stornare la minaccia, e l’uomo può trovare in essi la forza per affrontare la brutalità del male.

Collegamenti e ricerche

Calvino, in una delle sue Lezioni americane (Leggerezza), parlando di un’altra lirica, Piccolo testamento, di tema molto simile, osserva:

Mai come in questa poesia scritta nel 1953, Montale ha evocato una visione così apocalittica, ma ciò che i suoi versi mettono in primo piano sono quelle minime tracce luminose che egli contrappone alla buia catastrofe (“Conservane la cipria nello specchietto quando spenta ogni lampada la sardana si farà infernale…”). Ma come possiamo sperare di salvarci in ciò che è più fragile? Questa poesia di Montale è una professione di fede nella persistenza di ciò che più sembra destinato a perire, e nei valori morali investiti nelle tracce più tenui: “il tenue bagliore strofinato laggiù non era quello d’un fiammifero”.

La ripresa del testo di Calvino può consentire riflessioni ulteriori sul messaggio della lirica di Montale: sia sull’affinità di temi, lingua e di stile sia, più in generale, sui valori fondativi della poesia e della letteratura.

A cura di Donatella Martinelli

Proposta #3

Leggere la Costituzione

Questa proposta didattica nasce da alcune riflessioni sulla difficoltà di coniugare efficacemente l’insegnamento linguistico con la trasmissione di contenuti significativi nelle ore di educazione civica svolte nell’ambito della seconda e terza lingua straniera. Tali riflessioni sono state sviluppate nell’articolo L’insegnamento di educazione civica nelle ore di tedesco, tra microlingua e Landeskunde di Elisabetta Longhi, pubblicato sulla rivista SeLM – Scuola e Lingue Moderne, al quale si rimanda: https://www.anils.it/wp/wp-content/uploads/2024/07/O_RVANILS_01_64_Int_N_7-9_2023_WEB.pdf

L’esercitazione che segue si propone dunque di affrontare alcune delle problematiche emerse attraverso un uso guidato e ragionato dei dizionari, intesi non (o non solo) come rapidi strumenti di consultazione lessicale, ma anche come mezzi utili a sviluppare riflessioni linguistiche, culturali e civiche. L’obiettivo è accompagnare gli studenti nella comprensione del lessico costituzionale attraverso un percorso volto a favorire al tempo stesso consapevolezza linguistica e confronto interculturale.

Prima attività: parole apparentemente equivalenti

Cerca su un vocabolario dell’italiano contemporaneo (es. Treccani, https://www.treccani.it/vocabolario/)  la parola costituzione, leggi l’intero lemma, poi cerca la relativa traduzione in un dizionario bilingue italiano-tedesco (per es. dizionario Sansoni all’indirizzo https://dizionari.corriere.it/dizionario_tedesco/), prestando attenzione all’accezione politica. Trovi un solo traducente possibile?

La Costituzione tedesca si chiama Grundgesetz. Perché secondo te? Tieni presente che si tratta di un sostantivo composto. Dopo aver formulato le tue ipotesi, leggi l’articolo Grundgesetz, la Legge Fondamentale tedesca: i 70 anni di un giuramento di Edoardo Caterina su «Pandora rivista» all’indirizzo https://www.pandorarivista.it/articoli/grundgesetz-legge-fondamentale-tedesca/ .

Leggi ora il significato di Grundgesetz su un dizionario monolingue, per es. Duden (www.duden.de) o DWDS (https://www.dwds.de).

 

Seconda attività: lessico politico e valori costituzionali

Le costituzioni utilizzano un linguaggio apparentemente semplice, ma ogni parola è scelta con attenzione e riflette valori storici, politici e culturali.

Il primo articolo della Costituzione italiana recita: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.»

Nell’art. 20 del Grundgesetz für die Bundesrepublik Deutschland si legge: «Die Bundesrepublik Deutschland ist ein demokratischer und sozialer Bundesstaat.»

Nota analogie e differenze e prova a individuare, attraverso le parole-chiave, i valori messi in risalto dai due testi. Per supportare la tua riflessione, scegli un paio di parole-chiave (per es. democratica e repubblica) e confronta il loro significato e uso nei dizionari italiani e tedeschi moderni (Treccani, Duden, DWDS…) e in due dizionari storici (suggerimento: usa il Deutsches Wörterbuch dei fratelli Grimm, accessibile all’indirizzo https://www.dwds.de/d/wb-dwb, e il Tommaseo Bellini, accessibile all’indirizzo https://www.tommaseobellini.it/#/items).

 

Terza attività: il lavoro nella Costituzione italiana e nel Grundgesetz tedesco

Confrontiamo ora gli articoli specificamente dedicati al lavoro.

Art. 4 della Costituzione italiana:

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

 

Art. 12 del Grundgesetz für die Bundesrepublik Deutschland:

(1) Alle Deutschen haben das Recht, Beruf, Arbeitsplatz und Ausbildungsstätte frei zu wählen. Die Berufsausübung kann durch Gesetz oder auf Grund eines Gesetzes geregelt werden.

(2) Niemand darf zu einer bestimmten Arbeit gezwungen werden, außer im Rahmen einer herkömmlichen allgemeinen, für alle gleichen öffentlichen Dienstleistungspflicht.

(3) Zwangsarbeit ist nur bei einer gerichtlich angeordneten Freiheitsentziehung zulässig.

 

Se hai difficoltà a leggere il testo tedesco, concentrati dapprima sulle parole che conosci e sottolinea quelle che trovano corrispondenza nell’articolo della Costituzione italiana. Individua così le prime somiglianze, poi passa alle differenze. L’articolo tedesco è visibilmente più lungo: cosa dice di più e/o di diverso? Per aiutarti, puoi ricorrere anche a strumenti di intelligenza artificiale: chiedi per es. a ChatGPT una traduzione automatica del testo.

Spiega ora con le tue parole quali valori vengono messi al centro, quali differenze emergono e quale modello di cittadinanza propongono i due testi. Una volta finito, fai le stesse domande a ChatGPT e confronta i risultati emersi dalla tua e dalla sua analisi.

 

Quarta attività: analisi lessicale guidata

Vediamo ora se un’analisi lessicale più approfondita può farci scoprire qualcosa di più. Stiamo parlando di lavoro. Anzitutto: come si dice lavoro in tedesco? Per es. come tradurresti in tedesco la frase: “Che lavoro fai?” Esatto, “Was bist du von Beruf?” E perché non Arbeit? Eppure i lessemi Arbeit e Beruf sono entrambi presenti nell’art. 12 del Grundgesetz. Che differenza c’è allora? Lavoro e Beruf sono davvero equivalenti?

Utilizzando dizionari italiani e tedeschi (Treccani, Duden, DWDS), osserva il significato e l’uso delle seguenti parole: lavoro, Arbeit, Beruf, Job, Stelle (Arbeitsstelle).

Beruf è una parola molto legata alla cultura tedesca, in particolare all’etica protestante.  Cercala nel Deutsches Wörterbuch dei fratelli Grimm e concentrati sulla sua etimologia: in che senso si è ‘chiamati’ a svolgere una professione? Come può la parola Beruf essere messa in relazione con l’idea di vocazione?  Se vuoi approfondire, leggi il saggio di Max Weber L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (1905).

Nell’art. 12 Arbeit compare invece due volte, di cui una nel composto Zwangsarbeit. Secondo te, perché si parla di lavori forzati nel Grundgesetz? Perché la costituzione tedesca sente il bisogno di precisare questo punto? Quale memoria storica emerge? Perché nella Costituzione italiana questa parola non compare? Rifletti sulla storicità della carta costituzionale. Utilizza poi i dizionari per analizzare il determinante del composto, Zwang. Cosa significa alla lettera? C’è una perfetta corrispondenza semantica tra Zwangsarbeit e il traducente ‘lavori forzati’?

Il concetto di libertà individuale e il rischio che lo Stato possa limitarla vengono inoltre ribaditi tramite l’occorrenza dell’aggettivo con funzione avverbiale frei e del sostantivo Freiheit (nella sua negazione espressa dal composto Freiheitsentziehung), mentre nell’art. 4 della Costituzione italiana si parla del lavoro come diritto e dovere del cittadino, ma senza accennare alle possibili tensioni tra richieste statali e libertà individuali. Che idea di cittadino si evince dal Grundgesetz tedesco e dalla Costituzione italiana?

Rifletti sul fatto che molte parole presenti nei due articoli non appartengono soltanto al linguaggio giuridico, ma richiamano anche idee filosofiche, politiche e culturali più ampie.

 

A cura di Elisabetta Longhi