I Dizionari
Tommaseo Bellini
I. Un grande vocabolario storico a portata di mano nella versione digitale
Sino agli inizi del secondo millennio il Tommaseo-Bellini (Dizionario della lingua italiana, Torino, Unione Tipografico-Editrice, 1861-1879, 4 voll. in 8 tomi) era consultabile solo in biblioteca: non molti potevano vantarsi di possederne una copia in biblioteca (anche se nel 1977 ne fu ristampata dalla Rizzoli una versione economica in venti agili volumetti che allargò notevolmente il numero degli utenti). La Zanichelli rese disponibile nel 2004 una versione in cd room che rappresentò comunque uno strumento di lavoro straordinario per anni (e ne concesse poi l’accesso online per le sole lettere a-l). L’acquisizione del Dizionario fu operazione assai complessa e pionieristica (vedi l’intervista al responsabile, Enrico Lanfranchi, che sarà a breve disponibile sul portale https://archivio-alon.it/). Finalmente, nel 2012, l’Accademia della Crusca rese disponibile la consultazione del Dizionario nel suo portale, cui è possibile accedere facilmente e lavorare attraverso maschere di ricerca assai semplici e intuitive (https://www.tommaseobellini.it/#/items).
Illustrare per esteso le caratteristiche del Tommaseo-Bellini potrebbe risultare molto difficile (ma chi vuole approfondire potrà consultare la scheda sulla Treccani, o la Carte d’identità presente nel portale ALON). Mi pare che la formula più utile per introdurre all’uso del Dizionario sia quella di rispondere a una serie di domande: quelle che verosimilmente un utente non esperto (uno studente liceale, o uno studente universitario alle prime armi), potrebbe porsi nel momento in cui mette mano a un repertorio così ricco e complesso.
II. Perché due nomi? Chi ha composto il Dizionario, e quando?
Il Dizionario forse più celebre (di certo quello ancora più utilizzato) della lessicografia italiana presenta nel frontespizio due autori. Il primo è Niccolò Tommaseo, illustre letterato, ma anche uomo politico e intellettuale a tutto tondo (vedi la voce del Dizionario biografico degli italiani, a cura di Gabriele Scalessa, 2019: https://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-tommaseo_(Dizionario-Biografico)/; e anche dell’Enciclopedia dell’Italiano, a cura di Annalisa Nesi, 2011: https://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-tommaseo_(Enciclopedia-dell’Italiano)/).
Il secondo, Bernardo Bellini, personalità di certo meno complessa e versatile, poteva vantare comunque un solido profilo letterario, e una notevole esperienza lessicografica (rinviamo al profilo di Liana Capitani, 1970, nel Dizionario biografico degli italiani (https://www.treccani.it/enciclopedia/bernardo-bellini_(Dizionario-Biografico)/).
Il Dizionario, dopo una lunga preparazione da parte di Tommaseo, che già vi pensava non appena conclusa la sua prima e importante opera lessicografica (il Dizionario dei sinonimi della lingua italiana, 1830-1832), fu dato alle stampe a partire dal 1861 (uscì in fascicoli, come allora usava) e fu ultimato nel 1879.
III. Il TB è un dizionario storico? Cosa vuol dire esattamente dizionario storico?
Il dizionario ‘storico’ raccoglie le attestazioni più significative dalla parola a partire dai secoli più remoti sino alla contemporaneità (che ovviamente, per il TB, vuol dire sino alla metà dell’Ottocento, o poco più).
Per approfondire la varia tipologia dei dizionari vedi V. Della Valle, Dizionari italiani: storia, tipi, struttura, Roma, Carocci, 2024.
IV. Il TB accoglie e illustra solo la lingua letteraria?
Uno degli aspetti più innovativi del TB è la capacità di legare tradizione letteraria e lingua viva (che per Tommaseo significa toscano vivente: non diremo ‘fiorentino’, come per Manzoni, perché la sua scelta è meno rigorosa e univoca). Anzi, l’attenzione alla lingua vivente è straordinaria: il censimento delle locuzioni dell’uso è nuovo e ricchissimo.
Questo vuol dire che le parole, quando non siano contrassegnate dalla croce che ne indica il disuso, sono considerate tutte viventi (anche se, non di rado, solo in poesia, o in zone periferiche, o in locuzioni fisse). Questo aspetto rappresenta una caratteristica se si vuole unica del TB: tradizione alta e lingua dell’uso convivono entro un’unica realtà e sullo stesso piano. Il TB è il primo grande dizionario dell’Italia che vuole rappresentarne la storia secolare e insieme l’identità unitaria e vivente.
Alla voce fiore, §§3 e 4, possiamo, per esempio, trovare citati, uno di séguito all’altro, Foscolo e i canti popolari.
3. T. Tra pr. e fig. Fosc. Sugli estinti Non sorge fiore che non sia d’umane Lodi allegrato e d’amoroso pianto.
4. T. Fiore s’accompagna col nome del fiore. Fior di rosa, Fiore di gaggìa. Quindi il nome di Fiordaliso. Ne’ canti del popolo comincia sovente da un quinario, e questa parola fiore, come lieta e gentile per sè, e come imagine di bellezza accennante pers. che s’ama.
La voce è così documentata tanto sul versante della poesia più alta, quanto su quella dei rispetti e degli stornelli popolari; e la sua ‘vocazione’ squisitamente poetica ne riesce, per così dire, evidenziata e rafforzata.
V. Come si consulta il TB?
Occorre prima scorrere l’articolazione della voce, scandita con numerazione araba, che evidenzia articolazione dai sensi più comuni a quelli più rari o tecnici (siglati come nei dizionari dell’uso odierno). Ma se la voce è complessa il TB ricorre anche alla numerazione romana, che raggruppa le diverse articolazioni in grandi ‘insiemi’. È dunque necessario, prima prendere visione dell’articolazione della voce nel suo complesso, scorrendo la numerazione dei paragrafi, quindi selezionare quello (o quelli) che appaiono più utili alla ricerca in corso.
Ricorda che, se ti interessa scoprire l’identità della fonte (che è indicata con il nome dell’autore e dell’opera), si può consultare la maschera di ricerca presente nel portale.
Vediamo, come esempio, la voce abbracciare.
Se consultiamo il Dizionario Zingarelli troviamo, distinte in tre paragrafi diversi, il senso proprio, figurato e traslato:
- ❖ cingere e chiudere tra le braccia: abbracciare un amico; abbracciare l’avversario nella lotta; abbracciare un tronco d’albero
❖ fig. racchiudere, comprendere: abbracciare qlco. con lo sguardo, col pensiero
❖ est. circondare: una cinta di mura abbraccia la città vecchia - ❖ fig. includere, contenere: l’Europa abbraccia molti Stati; la Divina Commedia abbraccia tutto lo scibile del Medio Evo
- ❖ accettare, seguire incondizionatamente: abbracciare una dottrina, un’opinione, una fede
❖ intraprendere, scegliere: abbracciare la vita religiosa
Se passiamo al TB, la scansione ci appare assai più ricca, complessa, ed estesa su più secoli. Ne mettiamo in rilievo qui le articolazioni maggiori:
- a. Circondare, Stringere con le braccia alcuno […]
- Abbracciarsi o lontani o vicini in pensiero […]
- T. Modo affettuoso, che esprime la speranza del vedersi, e non proprio l’atto dello stringersi fra le braccia. Spero d’abbracciarvi fra breve
- A significazione d’affetto tra gli assenti in lettera. Red. Lett. fam. 310.(C) Onde caramente abbracciandola, le bacio le mani. E 310. Caramente abbracciandola, le desidero da Dio benedetto ogni felicità.
- Per estensione anche degli animali.[Cam.] Ap. 320. L’una (ape, vedrai) abbracciar l’altra, e con le labbra Leccarsi l’ale. […]
- Dicesi dell’abbracciamento maritale. […]
- T. Stringersi a’ corpi in segno d’amore, o dolore, o speranza = Tass. Gerus. 18. 34. (C) Vassene al mirto; allor colei s’abbraccia Al caro tronco, e s’interpone, e grida.
- Abbracciarsi in segno di pace e di riconciliazione.[…]
- T. Di desiderio, d’affetto. Chi elegge o accetta con fiducia altri a fratello. […]
- Proteggere, Favorire una persona. Esop. Fav. volg. M.(C) Il re cominciò a dispregiare i buoni, e abbracciare i rei. […]
- Giovare alle cose proprie o altrui. Car. Lett. fam. 253. Siate contento di abbracciar questo lor negozio…, ed ajutarli a conseguir questa grazia. […]
- Fig. Ammettere, Eleggere alcuna cosa. Cat. Lib. 40. Quello che è da lodare secondo il tuo animo, abbraccialo […]
- Dell’elezione di credenze religiose, vocazioni, professioni. Fortig. Ricciard. 109.(C)Abbracciar la santa Fè. […]
- Dell’aderirsi a parti politiche. […]
- D’opinioni, dottrine.[…]
- T. Di Proposta, Consiglio […]
- Determinarsi per un partito. Bart. Dan. Vit. Borg. 3. 62.(C) Fece apparire sì convenevoli ad abbracciarsi i partiti ch’egli propose… […]
- Risolversi per un’impresa. […]
- Cogliere un’occasione, Trarne profitto. […]
- T. Abbracciare non in segno d’affetto, ma per reggere altrui che non cada. D. 1. 17. I’ m’assettai in su quelle spallacce (di Gerione): Sì, volli dir (ma la voce non venne), Com’i’ credetti: fa che tu m’abbracce. Ma esso… tosto ch’io montai, Con le braccia m’avvinse, e mi sostenne. […]
- T. Circondare e chiudere con le braccia. = Galil. Dial. Nov. Scienz. 2. 487. (C) Abbracciando… e stringendo con ambe le mani esso cannone… si sospese sulle braccia. […]
- T. Stringere colle braccia, anco per nuocere. […]
- T. Tender le braccia a un corpo per attenervisi o tirarlo a sè. […]
- Detto delle piante. […]
- T. Della terra rispetto alle piante. […]
- La terra abbraccia nel suo seno le ossa dei nostri cari […]
- T. Congiungersi di due capi come si fa con le braccia. N. pass. = Galil. Fort. 64. (C) La fortificazione rimane… inutile, se già non essendo tali luoghi troppo lontani, non andassero ad abbracciarsi colle cortine. […]
- T. Dello spazio. Aff. a Circondare. Muro che abbraccia tanto spazio, che non abbraccia tutto il caseggiato della terra […]
- E riferendosi a moto o a idea di moto. Anguill. Ovid. Metam. volg. 217.(C) Un ballo fan che un lungo giro abbraccia. […]
- Del distendersi della vista. Bart. Dan. Op. Mor. 1. 27. (L’oceano) incomparabilmento maggiore di quel (ch’uno) può abbracciare con la veduta […]
- Comprendere, Intendere. Senec. Pist. volg. Diamo noi a’ fanciulli le brievi sentenze…, perocchè l’animo loro le può meglio abbracciare.[…]
- Del comprendere, in sensi figurati.[…]
- Abbracciare lo stomaco. Di bevanda o cibo che piaccia, che conforti.
[seguono poi le locuzioni notevoli]
Siamo di fronte a una vera radiografia della parola e dei possibili contesti in cui cade e delle voci con cui si accompagna, così da avere un campo esteso delle possibilità di uso (utile per questo scopo consultare il Dizionario delle collocazioni).
VI. Posso affiancare il TB a un dizionario dell’uso?
Proprio la convivenza di lingua parlata e letteraria in uno stesso contesto, senza marche d’uso che le contraddistinguano sempre chiaramente (come accade invece di norma nei vocabolari dell’uso), può generare qualche equivoco e perplessità. Senza contare che è passato, dalla fine del TB, ben un secolo e mezzo, e non di rado le parole si sono arricchite di valenze in parte nuove, o in parte diverse da quelle registrate a suo tempo. Pertanto l’uso complementare di un dizionario dell’uso (lo Zingarelli, il Devoto, il Garzanti, per non citare che i più diffusi) può mettere a fuoco meglio l’effettiva presenza della voce nell’uso di oggi, ed evitare fraintendimenti.
VII. Quando posso ricorrere al TB e cosa posso trovare di utile per i miei studi?
Di fronte a una parola letteraria dei grandi autori della tradizione che voglio approfondire, il TB mi può fornire un aiuto importante, consentendomi di scoprire antecedenti importanti che posso sfruttare per la mia interpretazione (in particolare i modelli di riferimento).
Faccio il caso di D’Annunzio, che tra l’altro è uno degli autori che si servì del TB in modo più sistematico, ricavandone non solo approfondimenti linguistici, ma anche immagini e spunti di ispirazione.
D’Annunzio portava sempre con sé il TB, consultando non solo la voce utile, ma anche quelle limitrofe; anzi leggeva le voci come fossero un microtesto, pieno di spunti interessanti, e di suggestioni preziose. Un intero componimento (L’otre) della raccolta più importante, Alcyone, è quasi interamente costruito a partire dal lemma otre del TB.
VIII. Come sfruttare la voce del TB?
È il repertorio più ricco di ‘modi di dire’: vi si trova quello che serve per leggere la produzione letteraria antica e coeva. Per secoli le espressioni della lingua viva erano state considerate del tutto trascurabili: il T. è il primo che le raccoglie e le inserisce vicino agli esempi dei grandi autori, fornendone anche una interpretazione accurata e sottile.
Alla voce gatto (§ 7), ad esempio, possiamo trovare una locuzione che usiamo ancora nel registro della conversazione familiare: «(Tom.) Quattro gatti (poca gente e dappoco)». Ed è locuzione dell’uso vivo, come ci conferma il VZ: «essere in quattro gatti, in pochissimi». E tuttavia il TB coglie anche la nota di sottile ironia («gente…dappoco»): non è solo questione di numero, ma di importanza.
La presenza dei proverbi è un altro aspetto rilevante del TB: anche per questo importante capitolo della cultura popolare Tommaseo fu un pioniere. Il Dizionario contiene uno straordinario numero di proverbi, tanto che ne furono anche estrapolati e raccolti a parte, vedi: https://archivio-alon.it/tb/contenuti/cd-rom-scaffali-digitali/8357).
L’uso dei proverbi si è assai ridotto rispetto a un passato neppure troppo remoto: sino al dopoguerra essi facevano tutt’uno con l’ampia circolazione dei dialetti e di una cultura popolare ancora ricca di memorie e tradizioni. Ed ecco che il ricorso al TB può essere, all’occorrenza, assai utile. Così nei Promessi sposi (cap. XVI), sentiamo dire dal mercante seduto nell’osteria di Gorgonzola: «Non si sa; sarà scappato, o sarà nascosto in Milano: son gente che non ha nè casa nè tetto, e trovan per tutto da alloggiare e da rintanarsi: però finchè il diavolo può, e vuole aiutarli: ci dan poi dentro quando meno se lo pensano; perchè, quando la pera è matura, convien che caschi». Troviamo riscontro in TB: «Prov. Quando la pera è matura casca, dicesi per significare che Quando una cosa è arrivata al punto estremo a che dee arrivare, ha il proprio effetto».
IX. Dante padre della lingua italiana.
Il TB consente di riconoscere immediatamente negli esempi tratti dalla tradizione l’impronta di Dante facendo quasi le veci di una concordanza. Tommaseo, infatti, aveva curato il più importante commento alla Commedia dell’Ottocento: Dante diviene pertanto la pietra miliare su cui fondare il Dizionario.
Per D’Annunzio la parola è la «sola virtù che da la carne immonda / alzi gli spirti e inebri di fulgori» (La parola, vv. 5-6); ma fulgore evoca subito la visione di Dante al sommo del Paradiso: «se non che la mia mente fu percossa da un fulgor in che sua voglia venne» (Par. XXXIII, vv. 140-141). La consultazione del TB ci avvisa subito della valenza che acquista la parola e della sua carica allusiva (per Dante in particolare).
X. Attenzione ai sinonimi!
Tommaseo fu maestro di ‘distinguo’ sinonimico (celebre il suo Dizionario dei sinonimi): le più importanti distinzioni vengono sfruttate nel TB. Esistono ancora vocabolari dei sinonimi che sono poi filiazioni del primo e capitale lavoro di Tommaseo: ma il loro utilizzo è tutt’altro che agevole. Meglio sfruttare il VZ, o il Vocabolario dei sinonimi Treccani online.
«Si può vedere una cosa senza guardarla; si può guardare senza vedere.»
XI. Il Dizionario come spazio di dialogo tra classici e moderni.
Tommaseo stabilisce un solido legame linguistico tra classicità e tradizione, a cominciare dal peso assunto da Virgilio, ‘maestro’ e ‘autore’ di Dante. Le matrici virgiliane del linguaggio dantesco rappresentano una risorsa importantissima per cogliere poi più estesamente la presenza dei classici nella tradizione, offrendo chiavi di lettura sia linguistiche sia interpretative.
Alla voce sereno, § IV, ad esempio, troviamo citato un luogo di Virgilio:
«[T.] Virg. Unde serenas ventus agat nubes; e lo ripete U. Fosc.».
È lo stesso Tommaseo che ci avvisa della ripresa di Foscolo nel sonetto Alla sera: «o quando ti corteggian liete le nubi estive e i zeffiri sereni», vv. 3-4. Il TB ci consente spesso di cogliere il legame dei grandi autori italiani con i classici.
E così pure i testi della Chiesa (Bibbia, Vangeli, Inni cristiani, testi della scolastica e della patristica), influenti su Dante e oltre, quale parte del nostro patrimonio di immagini, di lessico, di moralità.
Il celebre esordio dell’Ortis di Foscolo («Il sacrificio della patria nostra è consumato») trova opportuno commento in TB, alla voce consumare, § 23:
«[T.] Nel senso di Condurre al sommo, o Compire. […] Vang. Tutto è consumato. – Ho consumata l’opera la qual mi desti, o Padre, ch’io faccia. – Qual segno sarà quando tutte queste cose comincerannosi a consumare?».
E poco più innanzi troviamo un preciso riferimento ai riti della messa:
«[T.] Consumare il sacrifizio; e nel fig., e inteso della Messa».
Il riscontro ci porta a una chiave interpretativa molto importante: il sacrificio della patria è rivestito della sacralità rivestita dal sacrificio di Cristo (non si dimentichi che sulle fonti bibliche dell’Ortis sono stati condotti studi importanti).
XII. Un Dizionario per riflettere sull’uomo, sulla civiltà, sulla storia…
Il Dizionario doveva essere, per Tommaseo, fonte di alta educazione morale, civile e religiosa per l’Italia appena costituita: il Dalmata non trascura nessuna occasione per indurre il lettore a riflettere e a interrogarsi.
Alla voce amico Tommaseo illustra, per esempio, anche la valenza ironica della voce amico:
«T. I grandi si dicono amici ai deboli, e questi lo credono. Hor. Dulcis inexpertis cultura potentis amici, Expertus metuet. – Licuit sub paupere tecto Reges et regum vita praecurrere amicos.
T. Mio buon amico, amico mio, da certe bocche è degnazione insultante».
Gli esempi dei classici qui rivestono tanto un interesse linguistico, ma sono portavoci di antica, e per questo tanto più autorevole, e sempre attuale, sapienza morale.
A cura di Donatella Martinelli
Questo sito è un progetto a finalità divulgative. Immagini, copertine, loghi e marchi citati o mostrati sono di proprietà dei rispettivi titolari e vengono utilizzati unicamente per finalità di studio, commento e informazione, senza scopo di lucro. Eventuali aventi diritto possono contattarci per richieste di attribuzione, modifica o rimozione dei contenuti.
Progetto DiNet® - 2026
